Iniziare l’università è come aprire una porta verso il futuro, un varco su un mondo nuovo: strade sconosciute, volti da scoprire, possibilità che attendono di essere colte.
Eppure, per molti studenti, il primo passo può sembrare un salto nel vuoto.
Accanto all’entusiasmo può affacciarsi una sensazione silenziosa, difficile da spiegare: una sottile vertigine che lascia senza appigli, come muoversi in uno spazio senza punti fermi e coordinate certe.
La solitudine che non si vede
Ci si siede in aula, si cammina tra la gente, si partecipa a cene e aperitivi. Eppure, dentro, può restare una distanza.
Una sensazione sottile: essere presenti, ma non davvero parte di qualcosa.
La mancanza di casa si fa sentire nei dettagli: negli sguardi che non si incrociano, nei silenzi che non sono familiari, nell’assenza di qualcuno che conosce già chi si è.
E allora può emergere una paura difficile da dire ad alta voce: e se, mentre io sono qui, tutto il resto cambiasse senza di me?
È il timore che, con il tempo, ciò che si è lasciato indietro non sarà più lo stesso.
L’ansia di non essere abbastanza
Poi c’è lo studio.
Nuovi ritmi, nuove richieste, una quantità di esami che sembra non finire mai.
All’inizio si prova ad andare avanti come si è sempre fatto. Ma qualcosa è diverso.
E insieme ai libri arrivano i pensieri:
“E se non fossi all’altezza?”
“Non ce la farò con tutti questi esami”
“Rischio di deludere i miei genitori”
L’ansia non è sempre rumorosa. A volte si insinua lentamente, fino a rendere difficile anche iniziare, determinando un vero e proprio blocco.
La fatica dell’adattamento
Anche ciò che dovrebbe essere semplice può complicarsi.
Condividere una casa, trovare un equilibrio con persone nuove, far convivere abitudini diverse.
Piccole tensioni quotidiane che, sommate al resto, possono pesare più del previsto.
E così, anche lo spazio sicuro che dovrebbe accogliere, a volte può perdere questa funzione.
Il bisogno di staccare, almeno per un attimo
Quando tutto diventa troppo, si cerca una via d’uscita.
Per molti studenti questa fuga passa dallo schermo dei dispositivi: scorrere immagini e video, rifugiarsi lontano dalla realtà presente, sospendere per qualche istante i pensieri.
Funziona, ma solo per poco.
Perché ciò che pesa, resta.
I dubbi sul futuro
E nel frattempo arrivano le domande. Quelle grandi.
“È davvero la strada giusta?”
“È questo che voglio fare?”
Domande che non hanno sempre una risposta immediata, ma che possono aumentare il proprio senso di smarrimento.
Quando fermarsi ad ascoltarsi
Sentirsi così, all’inizio, è più comune di quanto si pensi. Non serve spaventarsi.
Tuttavia, quando queste sensazioni diventano costanti, quando iniziano a togliere energia, concentrazione, serenità, interferendo con la vita quotidiana, allora meritano una particolare attenzione.
Uno spazio possibile
A volte non serve avere tutte le risposte.
A volte serve solo un luogo in cui poter dire: “Non sto bene come pensavo”.
Parlarne con un professionista può aiutare a dare un nome a ciò che si prova, a rimettere insieme i pezzi, a ritrovare un orientamento, a cercare insieme nuove strategie.
Conclusione
Molti studenti attraversano tutto questo in silenzio, convinti di essere gli unici ad affrontare simili difficoltà.
Ma non è così.
Se ti riconosci in queste parole, sappi che non devi affrontarlo da solo.
Queste difficoltà non sono ostacoli insormontabili e parlarne con qualcuno può fare la differenza.
Per questo il Centro Iris di Padova offre uno spazio di ascolto e supporto dedicato a tutti gli studenti che sentono il bisogno di confrontarsi sulle difficoltà legate alla vita universitaria.
Il Centro offre percorsi in presenza e online a tariffa agevolata per gli studenti di Padova, che si possono prenotare inviando un’email all’indirizzo info@centroirispadova.it .
Ti aspettiamo

