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Dal sintomo al funzionamento: come la valutazione neuropsicologica può aiutare

2026-03-12 12:34

Centro Iris Padova

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Dal sintomo al funzionamento: come la valutazione neuropsicologica può aiutare

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INTRODUZIONE

 

Hai mai cercato su internet i sintomi di tuo figlio per capire cosa stesse succedendo?

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Quando emergono segnali di disagio — difficoltà a scuola, crisi emotive, difficoltà sociali —, molti genitori si rivolgono in primo luogo a internet e al confronto sociale: una ricerca online, il confronto con altri genitori, una chiacchierata con gli amici. Spesso giungono in studio dicendo: “Ho letto tante cose online, ma non riesco a capire cosa riguardi davvero mio figlio”.

Qual è il limite di questa procedura?  La rete offre, di norma, liste di sintomi molto generiche, le quali possono essere ricondotte a scenari anche molto diversi tra loro. Non di rado, leggendole, aumentano la confusione e le preoccupazioni già esistenti. 
Cercare di comprendere una difficoltà focalizzandosi solo sui sintomi può condurre a fuorvianti semplificazioni e a etichettare i comportamenti senza comprenderne le cause: si trasforma ogni situazione in una condizione patologica.

 

Nella pratica clinica, però, un sintomo da solo dice poco e lo stesso sintomo può raccontare storie molto diverse. Ad esempio, la distrazione di un bambino nello svolgimento dei compiti può riflettere cause molto diverse, come difficoltà attentive, comune affaticamento mentale, frustrazione e demotivazione per la difficoltà del compito, oppure difficoltà specifiche nell’apprendimento come dislessia o discalculia.

 

Per comprendere davvero la situazione è necessario andare oltre il comportamento osservabile e considerare il funzionamento complessivo della persona con uno sguardo clinico più ampio.

 

DAL SINTOMO AL FUNZIONAMENTO: LO SGUARDO DELLO PSICOLOGO

 

Al Centro Iris giungono pazienti per motivazioni molto diverse tra loro e non di rado accade che quei sintomi, portati in consultazione come problemi isolati, trovino, invece, una loro coerenza all’interno di un quadro di neuroatipicità che la persona stessa non aveva mai immaginato potesse riguardarla. Uno sguardo clinico attento alle neurodivergenze porta lo psicologo a chiedersi non solo come sia la realtà attuale del paziente, ma soprattutto come funzioni la mente della persona.

 

Il termine “neurodivergenza” indica che ciascuno è costituito diversamente: due persone possono mostrare lo stesso sintomo, ma avere funzionamenti cognitivi ed emotivi molto diversi. Il sintomo è ciò che si vede, mentre il funzionamento è la cornice che lo spiega.

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COS’È LA VALUTAZIONE NEUROPSICOLOGICA

 

Quando emerge il sospetto che i sintomi riflettano un modo di funzionare diverso, lo strumento più utile è la valutazione neuropsicologica. Richiedere una valutazione non implica automaticamente la presenza di un disturbo, ma rappresenta uno strumento utile per fare chiarezza sui propri dubbi.

Si tratta di un’indagine approfondita del funzionamento cognitivo, emotivo e comportamentale. Si svolge con un professionista psicologo specializzato tramite:

-colloquio clinico

-osservazione clinica

-somministrazione di test standardizzati

-restituzione dei risultati con relazione della valutazione neuropsicologica 

È rivolta a diverse fasce d’età, lungo tutto l’arco di vita: bambini dai 2 anni di vita, bambini in età prescolare e scolare, adolescenti, adulti, anziani. 

 

Indaga molteplici aree di funzionamento: le capacità cognitive, l’attenzione, la memoria, le funzioni esecutive, il linguaggio, l’apprendimento, la regolazione emotiva, le abilità sociali.
L’obiettivo non è etichettare, ma comprendere.

 

I benefici concreti sono numerosi: maggiore consapevolezza delle difficoltà, valorizzazione di punti di forza e delle risorse, sviluppare interventi personalizzati e mirati, individuare strategie pratiche per la quotidianità, offrire supporto alla famiglia, migliorare il dialogo con la scuola o il contesto lavorativo.

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VALUTAZIONE… E DOPO?

 

Quando si comprende il funzionamento di una persona, anche le strategie per aiutarla diventano molto più chiare. Partendo dai risultati della valutazione è possibile valutare se avviare un eventuale percorso di supporto individualizzato, come strutturarlo e in quale direzione impostarlo.

Altresì, si sottolinea che il referto è un documento privato della persona maggiorenne o dei genitori/tutori, che nessuno può costringere a diffondere. Ciascuno può scegliere di tenerlo riservato o di presentarlo a insegnanti, medici o altri specialisti per i motivi che ritiene opportuni.

 

Una ragione del suo impiego può essere la richiesta, a seconda dei casi, di accesso a determinate agevolazioni di cui si ha diritto. 
A livello scolastico si possono richiedere strumenti compensativi (tempo aggiuntivo o calcolatrice agli esami), piani didattici personalizzati e tutoraggio. 
Sul piano sanitario e terapeutico si può fare domanda per esenzioni, riduzioni di ticket, detrazioni fiscali sulle spese di valutazione e trattamento.
In altri casi ancora si può ottenere il riconoscimento della Legge 104/92, dell’invalidità civile, oppure usufruire di supporti sociali o educativi offerti da comuni o regioni (aiuto nella vita quotidiana, nell’inclusione, nello sviluppo di abilità sociali), sempre nel rispetto della privacy della persona.

 

CAPIRE PRIMA DI PREOCCUPARSI


Se i dubbi ti accompagnano da un po’ di tempo, parlarne con uno specialista può essere il primo passo utile.

Il lavoro in team con il paziente e la famiglia consente di affrontare le difficoltà in modo progressivo, unendo supporto umano e competenza professionale.

 

Presso il Centro Iris Padova è possibile prenotare una valutazione neuropsicologica inviando un’email all’indirizzo info@centroirispadova.it
 

Parliamone insieme: prenota ora una valutazione neuropsicologica.